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13 -December -2017 - 13:59
 
                         
                            
 

                                     A T T E N Z I O N E !!!

  Questo sito è uno spazio totalmente, interamente ed assolutamente GRATUITO a disposizione di tutti coloro che il Teatro lo amano, lo curano, lo seguono, lo vivono e/o che comunque contribuiscono in qualche maniera a farlo vivere. 

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La trovi fra le "News" inieme a

"Il Vizio di Scrivere" !!!!

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aviziodiscrivere

Scrivere è un pò come una malattia.

Come il fumo, il gioco, gli stupefacenti: ti da assuefazione, ti inebria, diventa una dipendenza.

Non è poi così difficile: raccogli i pensieri, li metti su carta, crei una favola, un dramma, una magia.

CONFESSATE !!!!  

Chi di voi ha questa malattia ??

Da ora, diamo uno spazio a tutti coloro che vorranno rendere pubblico questo vizio qualche volta inconfessabile e magari anche un pò molesto che consiste nel dare sfogo alla fantasia. Racconti brevi, per carità, che lo spazio è quello che è !! Natutalmente, diamo per scontato che gli scritti che ci manderete sono ORIGINALI E NON SCOPIAZZATI e che inviandoli DATE IMPLICITA AUTORIZZAZIONE ALLA LORO PUBBLICAZIONE SU QUESTA PAGINA, rinunciando a QUALSIASI RIVALSA DI QUALSIASI TIPO nei nostri confronti e CI RISERVIAMO IL DIRITTO ESCLUSIVO DI DECIDERE IN MERITO ALLA LORO PUBBLICAZIONE !!!

Mandateceli dunque all'indirizzo

bandadeimisci@libero.it

indicandoci il vostro nome e cognome e la città di provenienza CHE VERRANNO PUBBLICATI IN CALCE ALLO SCRITTO. La fantasia NON E' MAI ANONIMA !!!!

Ed ecco gli ultimi arrivi....

Buona lettura....!!!!!!

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poesia

(Maruska ROCCHI - Genova)

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QUESTO E’

E questo è.
Un trolley 10 chili e uno zainetto.
Lo stretto indispensabile, poi i malanni si dimenticano.
Mal di gola, tosse, zero voce e tutti quei malanni che da ottobre mi tormentano.
Certo è che così non ero mai partita.
Da sola, malata, in fretta, all’avventura, senza un piano, di lunedì pomeriggio, con lo stretto indispensabile e i malanni che si dimenticano.
Ma questo è.
L’ultimo mese di un anno terribile, meno male che finisce.
Però come finisce! E che mese!
Il lieto fine proprio.
Domattina sarà estate, al largo della costa africana.
Atterrerò su un’isola.
Da quel momento si scriverà la storia.
Questo è.
Un nuovo viaggio, un’altra storia delle mie.
E certo è che è passato tempo dall’ultima grande partenza.
Non lo so come mi sento, a parte malata s'intende.
Forse mai ci si abitua.
Qui è inverno, lì è estate. Proverò la confusione.
Qui si sogna il mare, lì mi sognerò la neve.
E questo è.
Il racconto della confusione.
Il piumino addosso e nel trolley, o mio Dio, il costume da bagno.
Verso natale, verso il sole. A inseguire l’abbronzatura come la guarigione.
Dimentico i malanni, c’ho lo stretto indispensabile.
Grazie già di questo tempo che verrà.
A domani, nell’Oceano.

(Manuela VISTA – Genova/Bari)

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Case

Quando non so come addormentarmi torno nelle case che ho abitato. Non sono poche, ma di certo c'è chi ne ha cambiate di più.
Scendo lo scalino del mio primo trasloco, al quarto piano, e guardo di lontano la cupola di San Pietro. Avevo sei anni, e una stanza senza finestra.
Ci sono rimasta fino alla maggiore età, quando ho infilato tutta la mia incoscienza dentro un borsone rosso che ho portato con me a Milano. Pieno centro, e una camera che già alla data del treno aveva perso i connotati: nessuna possibilità di tornare indietro, l'accento che cambia, il taglio netto.
Cicatrici imposssibili da rimarginare.
Roma, andata e ritorno, significava un ristorante in cui pranzare con mio padre. Come due amanti, di nascosto.
E poi Natali e capodanni spiati dal vetro, con la brina meneghina che scrocchiava sotto ai piedi.
Accadde quel che accadde, e fui costretta a tornare senza poterlo. Un'altra casa, tanto distante, tanto sofferta.
I miei pochi anni scagliati addosso a chi, amandomi, non avrebbe potuto fare di più: un indirizzo di periferia, e lo scherno, i sospiri, quelle foto tagliate male.
Impossibile resistere.
Nuove fughe, nuovi orizzonti.
Genova vista dal mare, e quel diluvio di aprile che sembrava non volesse asciugarsi mail.
San Fruttuoso e il suo mercato popolare, col ponte di sant'Agata a metà, come me, come me allora.
Bombardata.
Poi l'incontro, e di nuovo, tanti pacchetti.
Imballati bene, stavolta, bene come non mai.
Le mie bambole, chiuse in cantina, che non importa se verranno, molti anni dopo, mangiate dai topi. Io sono viva, ho imparato ad amare.
A cambiare indirizzo un'ennesima volta. In salita, trattenendo il fiato per riuscire ad entrare in un passato che invece è diventato futuro. Gli anni felici, la scuola, l'appartenenza, mi hanno insegnato a salire in ascensore senza il terrore di soffocare.
Ora abito qui, con lui. Dove, quando non riesco a dormire, torno nelle case che ho abitato.

(Carolina SABBATINI – Genova)

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PARTENZA

E’ ora, l'ora di domani, partire è già domani.
parto come non sono mai partita.
due valige gonfie di carta. braccia di piombo
carta e tempie pesanti di un non so che.
qualcosa che spinge e qualcosa che frena.
il libro di mio nonno nella cartella rossa:
le istantanee de La Buffa mi fanno compagnia.
una clessidra che mi canta il tempo esatto
l'ho girata io, con ostinata protervia.

masi
chissà perchè questa inclinazione alla sfida.
mi sfido e mi oltraggio. sempre.
col tempo la trovo puerile, ma non retrocedo.
forse retrocado,
oggi-domani sarà più chiaro dove voglio arrivare.
o forse avvenire.
adesso è il concepimento di un sogno.
il futuro ha l'odore umido della notte,
la scia della bava di un bimbo assonnato.
lo posso succhiare. frescura in bocca, quasi menta.
vado vado, ma dove vado?
a memoria ripeto: lo zenith e il nadir sono i punti focali.
datemi la vostra benedizione! io vi bacio.

Patrizia MASI (Roma)

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paola

Paola BUZZONI (Genova)

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SOLO UN GIORNO

Se queste aurore autunnali
se questi tramonti struggenti
e le stellate abbaglianti
restassero dentro di noi
almeno un giorno.
Se la natura colorasse l'anima
come dipinge il cielo.
Forse almeno per un giorno
nel mondo solo l'arcobaleno.

paola

Nessuna frontiera nessuna bandiera
nessuna razza nessuna casta
potrebbe dividere l'umanità intera.
Solo un giorno
un benedetto o maledetto giorno
basterebbe di questo prezioso
gratuito dono
che illumina la terra
ma non l'uomo .

Paola Buzzoni (Genova)

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  E a tutti coloro che ancora una volta vorranno seguirci e darci il loro sostegno,

   
            come sempre....
 
 
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