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16 -January -2017 - 13:43
 
                         
                            
 

                                     A T T E N Z I O N E !!!

  Questo sito è uno spazio totalmente, interamente ed assolutamente GRATUITO a disposizione di tutti coloro che il Teatro lo amano, lo curano, lo seguono, lo vivono e/o che comunque contribuiscono in qualche maniera a farlo vivere. 

   Vuoi farne parte ??? Scrivici a 

                                                  bandadeimisci@libero.it

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aviziodiscrivere

Scrivere è un pò come una malattia.

Come il fumo, il gioco, gli stupefacenti: ti da assuefazione, ti inebria, diventa una dipendenza.

Non è poi così difficile: raccogli i pensieri, li metti su carta, crei una favola, un dramma, una magia.

CONFESSATE !!!!  

Chi di voi ha questa malattia ??

Da ora, diamo uno spazio a tutti coloro che vorranno rendere pubblico questo vizio qualche volta inconfessabile e magari anche un pò molesto che consiste nel dare sfogo alla fantasia. Racconti brevi, per carità, che lo spazio è quello che è !! Natutalmente, diamo per scontato che gli scritti che ci manderete sono ORIGINALI E NON SCOPIAZZATI e che inviandoli DATE IMPLICITA AUTORIZZAZIONE ALLA LORO PUBBLICAZIONE SU QUESTA PAGINA, rinunciando a QUALSIASI RIVALSA DI QUALSIASI TIPO nei nostri confronti e CI RISERVIAMO IL DIRITTO ESCLUSIVO DI DECIDERE IN MERITO ALLA LORO PUBBLICAZIONE !!!

Mandateceli dunque all'indirizzo

bandadeimisci@libero.it

indicandoci il vostro nome e cognome e la città di provenienza CHE VERRANNO PUBBLICATI IN CALCE ALLO SCRITTO. La fantasia NON E' MAI ANONIMA !!!!

Ed ecco gli ultimi arrivi....

Buona lettura....!!!!!!

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Pendolari

Il pendolare è quell'animale, appartenente alla razza umana, sottospecie lavoratore (autonomo o indipendente è uguale), che per campare deve appunto lavorare e per farlo deve recarsi in una città diversa da quella in cui abita.

Il pendolare può essere dipendente (dai mezzi pubblici) o indipendente (quindi auto munito).

Prendiamo in considerazione la prima categoria, essa a sua volta si suddivide tra chi è treno-dipendente e chi è bus-dipendente.

Dal momento che qualche linea di autobus è privata, mentre le F.S. (acronimo che sta per Fanno Schifo) sono pubbliche (sic!) e quindi più disastrate, vado a raccontarvi come si articola una giornata-tipo di un pendolare treno-dipendente.

Il luogo da cui partono (oddio, forse in verbo eccede in ottimismo, ma tant'è...) i treni si chiama stazione.

Il pendolare si reca alla stazione, quando in genere la gente comune ha ancora 2/3 ore di meritato sonno da usufruire.

Il viaggio "per la stazione" avviene in diversi modi, vale a dire, utilizzando vari mezzi:

  • con l'auto (guidandola): in questo caso il pendolare deve recarsi in stazione almeno 1/2 ora prima della – presunta - partenza del treno, questo è infatti il tempo che serve per trovare un parcheggio, non a pagamento, nelle vicinanze della stazione. Solitamente il parcheggio che risponde alla caratteristica sopra citata è quello sotto casa, quindi il pendolare, dopo aver parcheggiato a tre metri dal proprio garage, va in stazione a piedi;
  • con l'auto (accompagnato): in questa ipotesi il pendolare arriva all'ultimo momento e deve essere lasciato a non meno di 1 metro dalla banchina della stazione, perché fare 20/30 metri a piedi è brutto e stanca;
  • con mezzi a due ruote (meccanici o a spinta - di gambe - cambia poco): per questa categoria è stato messo a disposizione un apposito parcheggio della capacità di ben 6 biciclette, 3 motorini e/o scooter e 1 moto; in pratica alle prime ore dell'alba questa piazza d'armi è già esaurita ed i mezzi vanno via via sovrapponendosi, con somma gioia di chi è arrivato per primo che, non solo ha preso il posto migliore, ma dispone anche dell'antifurto, visto che per "babbargli" il mezzo, il ladro deve spostare una dozzina di quintalate di bici. Il guaio è che il fortunello deve tornare per ultimo, verso le tre di notte, sennò le quintalate se le sposta lui... Una curiosità: sotto i montoni di bici e scooter c'è un cartello, transitando per la stazione di domenica (giorno in cui il pendolare solitamente non esercita) si può leggere la seguente dicitura: "Vietato appoggiare biciclette e motorini". Infine un consiglio: ricordatevi sempre il posto esatto in cui avete parcheggiato il mezzo, quello è infatti l'unico posto dove non dovrete più cercarlo al vostro ritorno, potrebbe essere ovunque, il vostro mezzo, ma non lì.

Bene, ora che tutti i pendolari sono pronti, si passa alla fase 2, l'attesa del treno.

Il pendolare, come tutti gli animali, ha la tendenza a riunirsi in branchi omogenei; siccome è pure abitudinario, il branco si trova sempre nello stesso posto; è così più facile individuare determinate persone ("… ah si, Tizio è nel gruppo vicino al bagno, lato cestino della monnezza…").

Per regolarizzare la circolazione dei treni e per dare al pendolare un'indicazione circa il momento in cui avrà inizio il suo viaggio, le F.S. hanno messo a punto quello che probabilmente risulta essere il più inutile degli oggetti: l'orario dei treni!

In realtà questo "poster" non serve per sapere a che ora partirà o arriverà un mezzo, ma a calcolare a quanto ammonta il ritardo.

Più economico per le F.S. sarebbe stato, anziché far stampare tutti quei "cosi", pagare un omino che alla domanda "Scusi, a che ora arriva/parte il treno per Milano?" Risponda: "Mettiti li e aspetta, prima o poi qualcosa passerà!".

Dunque, torniamo al nostro eroe. Come detto, tutti riuniti in branchi, i pendolari aspettano l'arrivo del treno, di solito preceduto da un annuncio dell'altoparlante che più o meno fa così: "Dlin dlon! (suono del campanello che richiama l'attenzione dei vocianti pendolari) - Vigevano, stazione di Vigevano (e qui da parte di tutti c'è un sospiro di sollievo "...Meno male, sono proprio a Vigevano, sai, con il sonno magari mi recavo in stazione a Civitanova Marche"...) - è in arrivo ___ (il vuoto è lasciato volutamente perché nell'annuncio-tipo, per far vedere che sono studiati e hanno fantasia, quelli delle F.S. di volta in volta usano una preposizione diversa - sia essa semplice o articolata) primo (o terzo, MAI sul secondo, perché? Boh!) binario, treno (locale, diretto, ecc…) per Milano Porta Genova.". Un annuncio normale finirebbe qui, ma come detto alle F.S. tengono particolarmente a dimostrare di possedere certe peculiarità, quindi l'annuncio viene rifatto a rovescio: "Dlin dlon! Treno (locale, diretto, ecc...) per Milano Porta Genova è in arrivo sul/al/nel/in (giuro, hanno detto anche "nel" e "in") primo binario".

Fine dell'annuncio? Ma nemmeno per sogno, al delirante avviso appena citato segue, bontà loro, un consiglio:

"Si raccomanda ai gentili (perché questo aggettivo?) passeggeri di disporsi lungo tutta la lunghezza della banchina, in modo da agevolare le operazioni di imbarco (testuale: imbarco!) e non causare ulteriori ritardi".

A parte il fatto che attribuire la causa del ritardo a quegli idioti di pendolari che si ostinano a voler salire dall'unica porta che si apre sulle 10/12 disponibili è una pirlata, va detto che il pendolare è comunque obbediente e quindi la folla si spalma lungo tutta la lunghezza della banchina; peccato che il treno non sia così lungo, il che comporta corse trafelate di centinaia di metri da parte di chi stava alle due estremità della banchina stessa.

Tutto ciò comunque accade di rado, più frequenti sono gli annunci di ritardo, solitamente effettuati dopo 10 minuti dal presunto orario di effettiva partenza del treno.

In questo caso, al "Dlin dlon!" il silenzio è totale, glaciale, l'attesa è spasmodica, il cuore batte all'impazzata e una sola domanda attraversa migliaia di persone: "Di quanto, oggi?".

L'annunciatore è conscio di questo patos e, da stronzo, enfatizza: "Comunicazione di ritardo - pausa - si comunica ai gentili (ma che cazzo di gentili!) passeggeri che il treno locale delle ore ___ diretto a Porta Genova (porca pupazza, lo so dove cavolo va il treno, voglio sapere QUANDO!) - pausa - viaggia con un ritardo di - pausona galattica - (tot) minuti".

Qui apro una parentesi, se il “tot” è inferiore a 10 minuti, si ode un "MAVAFFANCULO" detto all'unisono, tale da far impallidire la curva più esagitata di qualsiasi tifoseria calcistica; se il tot. è superiore a 10 minuti il boato viene solo dalla parte degli studenti, accompagnato da gesti tipici dei Lord Inglesi e danze tribali di esultanza.

La "curva" dei lavoratori invece comincia ad inveire, c'è chi si precipita verso le uniche due cabine telefoniche messe a disposizione di 2.000 persone (erano due anche prima dell'avvento della telefonia cellulare...), chi comincia ad estrarre i mitici telefonini e a chiamare il posto di lavoro (i gestori del traffico telefonico, con le F.S. fanno affari d'oro), tutti uniti dal comune obiettivo: avvisare che "anche oggi" arriveranno in ritardo.

Dopo tutto ciò, inevitabilmente, arriva il treno ed il baldo annunciatore, come se niente fosse successo, parte con l'annuncio standard già descritto, inclusa la perla sul fatto di non causare ulteriori ritardi (noi, eh!).

Nel frattempo alla stazione i pendolari cominciano ad assommarsi, nel senso che il ritardo ha fatto si che, contemporaneamente siano presenti gli "utenti" di ben tre diverse fasce orarie.

Il mitico John Ford, per uno dei suoi mitici film western avrebbe potuto utilizzare, per la scena dell'assalto al treno da parte degli indiani, una scena quotidiana di assalto al treno da parte dei pendolari assatanati, non ci sarebbe stato paragone.

Il treno riesce quindi, finalmente a partire; la selezione naturale ha portato i pendolari più forti a salire sul treno; questi viaggeranno in piedi, stipati in maniera tale che Hitler e Stalin schianterebbero d'invidia per non averci mai pensato.

I pendolari meno forti invece, lasciati a terra dagli altri che li schermiscono dai finestrini ai quali sono appiccicati come mosche sulla carta moschicida, vanno a bersi un cafferino, aspettano meno di cinque minuti, salgono sul treno successivo, che è vuoto come la testa di un responsabile delle F.S. e arrivano a Milano solo cinque minuti dopo l'arrivo del treno con i pendolari-deportati.

Dopo tutte queste peripezie, il pendolare, verso le dieci del mattino arriva in ufficio o in fabbrica e qui si sente dire dal collega, che abita a dieci metri: "Oh, sei già incazzato anche oggi?".

Un (ex)pendolare

(Roberto Puddu - Vigevano - PV)

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                               Ubi soldato

Si svegliò un bel mattino

e si sentiva un gran soldato

(l’effetto del grignolino non era evaporato)

Imbracciò il suo fucile

(un ombrello scancasciato)

Pensò di scendere in scuderia

(sotto casa, all’osteria)

Cavalcò la sua cavalla

(con la coda di paglia gialla)

Indossò su l’elmetto

(sulla testa un fiaschetto)

Ora si, poté partire

(barcollare, meglio dire)

Mari e monti sapeva attraversare,

non si lasciò per nulla intimidire

(nell’orto del vicino andò a finire)

Si imbatté nella foresta oscura

(ragazzi, il radicchio se peloso fa paura)

Avanzò senza esitazione

(nemmeno una lumaca gli fede opposizione)

Alto la, chi va la, un indiano ha avvistato

(un pomodoro ormai maturato)

Con un sol colpo l’ha centrato,

con una mano catturato

(era buono, l’ha mangiato)

Continuò poi a sparare

(Con il didietro ci sapeva fare)

E senza accorgersi del rumore esagerato

i nemici lo avevan circondato

(nei tralci delle zucche s’era ingarbugliato)

Cadde a terra senza un lamento

(ormai era bello e fulminato)

E s’addormentò così beato !!

Un giorno passerà alla storia

(per chi avrà buona memoria)

E così verrà ben ricordato

Ubi si che era un gran soldato !!

aciucco

(Maruska Rocchi - Genova)

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Vendo casa

L'ultima volta che l'ho vista così è stato quando ci trasferimmo in questa casa: la parete spoglia, i mobili vuoti; allora i muri della sala erano bianchi e gialli, divisi a metà come un gelato a due gusti.
Ti piace? mi chiedesti.
E' un tipo, ti risposi.
I chiodi disseminati sulla parete, se li avessimo uniti, avrebbero formato la parola orrore.
No, non mi piaceva quella stanza. Non mi piaceva il fatto che ci avessi respirato dentro insieme ad un'altra donna, non mi piaceva che avessi scelto assieme a lei i mobili del salotto e che io dovessi, in qualche modo, assumere una forma che non era mia.
E' incredibile come cambino i punti di vista, nel tempo.
Io questa casa, negli anni, l'ho amata come nessun'altra.
La nostra permanenza qui l'ha impastata nel marzapane: ho decine di foto che ritraggono noi in quella stanza che, per prima, ha ceduto lo scettro. Immagini di quello che non può tornare.
Ora, addossata alla parete, incombe una pila di scatoloni. La finestra è nuda, il pavimento opaco.
Ogni tanto vado di là e accendo la luce, la guardo: è priva di vita. Un corpo vuoto, la scatola di un qualcosa che è già migrato altrove; mi fa effetto vederla così. Vorrei seppellirla.

(Carolina Sabbatini - Genova)

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CIAO PAPA’….

Mi ricordo quelle sere quando tornavi dal lavoro e io aspettavo di sentire le tue chiavi nella serratura per alzarmi dalla mia scrivania e venire in cucina a salutarti. Eri stanco e mia madre ti aveva preparato la cena, due chiacchiere e poi andava a letto perché, la mattina dopo, doveva alzarsi presto per andare a lavorare anche lei. Io lasciavo stare il libro che leggevo o quello che stavo studiando (raramente guardavo la TV) e mi sedevo dall’altro capo del tavolo. Ti lascavo mangiare in pace, scambiavo solo poche parole fino al rito del caffè. Quello non volevi lo preparasse mamma, era una cosa tua e, infatti, eri attentissimo a farlo nel modo che piaceva a te, forte e denso, dopo di che saresti comunque riuscito a dormire tranquillamente, non era certo quel caffè ad impedirti di riposare da otto ore di fabbrica. A questo punto iniziavamo a parlare, di cosa? Di qualunque cosa, dipendeva dall’umore, dal fatto del giorno, dalla voglia di confrontarsi. Il punto era che aspettavamo proprio quei momenti di testa a testa per stare un po’insieme, per conoscerci sempre di più. Tu sei sempre stato di poche parole, chiuso, un orso, ma, al momento opportuno sapevi trovare la parola giusta o anche un silenzio che valeva più di un discorso. Ci volevamo bene, molto bene, ma non era il caso di esternarlo, era così e basta. Io sapevo che ti avrei trovato sempre e tu sapevi che non avrei mai e poi mai tradito quella fiducia che mi avevi dato a quattordici anni, consegnandomi le chiavi di casa. Quelle chiacchierate e anche quei silenzi in quelle sere erano semplicemente un altro modo per dirci che ci volevamo bene

(Adalberto Ricci – Cairo Montenotte – SV)

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Ebbene si....!!!!

I ragazzi che lo scorso anno hanno frequentato a Mignanego il corso di Teatro voluto dal Comune, "Scuola di Palco", si sono ritrovati ed hanno deciso di continuare la loro esperienza.

apalcoseconda

Del gruppo iniziale si sono fermati in due, ma in compenso....si sono aggiunti in tre !!

Sono nati così....

ainnominati

"Gli Innominati"

Alle prese quest'anno con un copione "vero", i diciotto (!!!) scatenati demoni faranno il loro esordio in scena a Giugno, nell'ambito della manifestazione "Mignanego in fiera", al Teatro Comunale "San Giuseppe" di Mignanego.

E se son rose.....

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 E a tutti coloro che ancora una volta vorranno seguirci e darci il loro sostegno,
    come sempre....
 
                 aduevolte
 
              
              ...grazie di tutto, grazie di cuore !!!!!
 
La banda dei Misci - Webproject: Studio Comunicazione Aziendale